Redditi dei professionisti in ripresa

Spiragli di ripresa per i redditi dei professionisti. Nel 2016, infatti, secondo gli ultimi dati disponibili, il dato torna a registrare una performance positiva e, pur lontano dai volumi pre-crisi, consente alle partite iva di tirare un sospiro di sollievo.

Tutti i dati

Quanto hanno guadagnato le partite iva nel 2016? I redditi dei professionisti aumentano dell’8 per cento rispetto al 2015, a quota 47.780 euro l’anno. Bene soprattutto i commercialisti (51.300 euro), gli avvocati (44.200 euro) e i notai (253.800 euro). Queste categorie professionali fanno registrare aumenti che oscillano tra il 5 per cento e il 15 per cento. Fanno bene anche le attività manifatturiere, anno su anno crescono dell’8,1 per cento, toccando volumi pari a 40.460 euro di reddito annuale. I servizi registrano un incremento reddituale del 4 per cento, a 28.620 euro. A fare peggio – ma sempre con il segno più – è il comparto del commercio che cresce del 5,2 per cento ma si ferma a quota 23.680 euro. I dati sono stati diffusi, a inizio estate, dal Dipartimento delle finanze e sono frutto delle rilevazioni effettuate con studi di settore, dichiarazioni delle persone fisiche e dichiarazioni Iva trasmesse dai contribuenti nel 2017.

Le sfide

Per il mondo dei professionisti e delle partite iva, in generale, con il 2019 si apre un’altra sfida interessante. Quella legata all’obbligo della fattura elettronica 2019, in vigore dal 1° gennaio, che vedrà professionisti e imprese pronte ad abbracciare questa nuova rivoluzione. Quali conseguenze? Dopo l’iniziale difficoltà tipica di qualsiasi fase nuova, i vantaggi saranno davvero importanti, a partire dalla possibilità di ridurre l’impegno richiesto alle risorse umane a oggi impegnate nella gestione del ciclo passivo.

Le evidenze degli studi di settore

Gli studi di settore applicati nel 2016 fanno riferimento a circa 3,2 milioni di partite iva, il 62 per cento di queste sono persone fisiche. Cala del 5 per cento il numero dei contribuenti ma questo non traduce in automatico nella chiusura di attività, quanto nella scelta di aderire al regime forfettario per chi guadagna fino a 30 mila euro. Regime che non prevede la necessità di fare ricorso agli studi di settore. Nel 2017 il fatturato è in crescita dello 0,7 per cento, per un volume che supera i 723 miliardi di euro e un reddito a 107 miliardi. Nel dettaglio, le persone fisiche registrano redditi vicini ai 30.360 euro (in crescita del 6,2 per cento). Le società di persone si attestano a 41.820 euro (+3,7 per cento) e le società di capitali sono a 33.240 euro (+3,9 per cento). È il Mef a specificare che sugli incrementi generalizzati dei redditi pesa l’effetto «inflazione» dato proprio dall’adozione da parte di molte partite iva del regime minimo.

In calo anche le dichiarazioni iva

A conferma di ciò si registra anche una diminuzione delle dichiarazioni iva, un calo del 4,5 per cento. In generale, i contribuenti che hanno presentato dichiarazione sono 4,9 milioni per un volume d’affari pari a 3.276 miliardi di euro e operazioni imponibili per 2.086 miliardi ( un dato che fa segnare un +1,09 per cento rispetto al 2015). L’Iva di competenza va oltre i 93 miliardi di euro (+4,2 per cento). Aumentano, invece, dell’1 per cento i rimborsi annuali richiesti, pari a 6,8 miliardi. Quelli infra annuali sono in crescita del 18,3 per cento, a quota 3,8 miliardi di euro.

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