Processo termovalorizzatore di Salerno, per i legali di De Luca non vi fu reato

Un’arringa di quasi un’ora e mezza per smontare punto su punto le tesi della Procura di Salerno contro l’attuale presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca ed indirettamente gli altri due indagati nel processo termovalorizzatore di Salerno, Domenico Barletta ed Alberto Di Lorenzo. L’avvocato Andrea Castaldo, uno dei legali dell’ex sindaco di Salerno, ha chiuso il procedimento in appello relativo all’impianto di termodistruzione dei rifiuti nella zona periferica di Cupa Siglia, poi non realizzato, analizzando tutti gli aspetti alla base del Processo, ribadendo la richiesta di assoluzione per De Luca. Secondo Castaldo ci sarebbero una serie di aspetti che dovrebbero far riflettere i giudici in camera di consiglio.

Il legale ha parlato quasi di una sorta di vademecum da tenere in considerazione per emettere la sentenza in appello. In primo grado il Governatore è stato condannato ad un anno di reclusione, pena sospesa, per abuso d’ufficio. In appello la Procura generale ha chiesto una pena di 11 mesi. De Luca è accusato anche di peculato, imputazione dalla quale è stato assolto in primo grado. Un processo importante anche per il destino politico ed amministrativo del presidente della Giunta regionale. proprio la condanna per abuso d’ufficio ha fatto scattare l’appliucazione della legge Severno,misura poi sospesa dal tribunale civile. Castaldo ha analizzato per prima cosa i vari atti del commissariato di governo, due ordinanze ed una determina dirigenziale, alla base dei presunti abusi, che sarebbero state estrapolate dal contesto, cioé dagli altri provvedimenti precedenti. Per il legale, invece, dimostrerebbero che non ci sarebbe stata la volontà di mettere in atto una combine, tra De Luca, Di lorenzo e Barletta. castaldo ha anche invitato a tenere in considerazione il modo di firmare di De Luca che, in alcuni dei documenti contestati, apparirebbe distratto, confermando quando dichiarato dal Governatore in aula, cioé di non aver prestato particolare attenzione, confidando nel lavoro degli uffici. Altro aspetto giudicato importante, secondo castaldo, quello relativo al perno centrale del processo, cioé la figura del project manager che per la Procura non sarebbe contemplata da una serie di normative. Regolamenti e codici che Castaldo ha letto in aula, per dimostrare che, invece, questa figura non è citata esplicitamente e, quindi,nemmeno direttamente vietata. Già soloquesto, per il legale, dovrebbe far venir meno i presupposti delle accuse. Ma Castaldo è andato anche oltre, ricordando come nel Decreto di nomina del presidente del Consiglio dei Ministri venisse concessa la possibilità di agire in deroga a determinate norme per nominare dipendenti pubblici in gruppi di lavoro. Aspetto, invece, interpretato diversamente dalla procura generale. E, se anche questo aspetto non bastasse, l’avvocato di De Luca ha presentato una serie di precedenti giurisprudenziali che dimostrerebbero, inoltre, che la figura del project manager è possibile nella pubblica amministrazione e sarebbe già stata oggetto di procedimenti nei quali i giudici si sono espressi in senso contrario rispetto a quanto sta accadendo a Salerno. Ad iniziare dagli stessi tre casi già affrontati nel corso del processo, ma giudicati sinora non omologhi dalla procura, ad un precedente in cassazione che avrebbe dimostrato la liceità della nomina di un project manager nella pubblica amministrazione.
A seguire la replica della Procura Generale prima della Camera di consiglio e della sentenza. (050216)

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