Disabile ed incensurato, trenta giorni di carcere per guida in stato di ebbrezza

Dovrà restare in carcere per 30 giorni per guida in stato di ebbrezza, per aver bevuto due birre prima di mettersi al volante. Si tratta di Marco Penza, un disabile di 40 anni che è entrato nel penitenziario di Vallo della Luciana dieci giorni fa, dopo aver ricevuto una severa condanna da un giudice, malgrado il fatto che fosse incensurato. Tre anni fa, l’uomo è risultato positivo all’alcol test ed è stato denunciato dagli agenti che lo hanno fermato a un posto di blocco.
Penza, originario di Casalvelino, è affetto da una grave malattia fin dall’infanzia, che lo ha costretto a farsi amputare una gamba. Si muoveva grazie a un arto artificiale ma in carcere non lo ha potuto tenere: gli è stato detto che avrebbero potuto usarlo come un’arma.
“A volte lo sdegno non trova le parole per esprimersi – ha fatto sapere Silvia Riccardi, dell’associazione Jonathan, che ha portato alla luce la vicenda – Mi vergogno a vivere in questo paese dove la giustizia non è per i cittadini, ma per chi detiene soldi e potere. Un paese che tiene in galera una persona per un reato sanzionabile con una gradualità di risposte alternative al carcere. Un paese che non ha occhi per vedere né cervello, in alcuni casi, per amministrare pene e sanzioni”.
La storia di Marco, è stata raccontata su ‘Repubblica’, ed è iniziata tre anni fa: il 22 luglio del 2009 venne fermato da un posto di blocco risultando positivo all’alcol test. Per lui scattò la denuncia per guida in stato di ebbrezza e il magistrato titolare del fascicolo alla Procura di Vallo della Lucania non gli concesse la sospensione della pena nonostante il cittadino fosse incensurato e si trattasse di un reato minore. Per l’uomo, quarant’anni, operatore del sociale e disabile, fu l’inizio di un incubo.
Secondo quanto denunciato da Penza e riportato da Repubblica, la sua pratica sarebbe stata dimenticata nel cassetto dal primo avvocato al quale si rivolse. A distanza di tre anni, quindi, l’ordine di carcerazione per trenta giorni. Inutile, a questo punto, il tentativo di Marco di ricontattare il legale, ormai impegnato in politica e lontano dal Cilento. Inutile anche la richiesta dei domiciliari con il quarantenne ormai in cella da dieci giorni, prima a Vallo della Lucania, poi al carcere di Fuorni a Salerno, costretto anche a privarsi della sua protesi.
Le proteste dei suoi amici sono riusciti a fargli restituire la protesi, per la libertà invece dovrà ancora aspettare. (020912)

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