Professioni del futuro: il digitale in prima linea apre nuovi scenari

Sarebbe ormai impossibile lavorare, divertirsi e informarsi senza l’utilizzo di supporti digitali, ora che anche riviste, giornali, scuole di formazione e giochi si sono spostati in rete. Questa tendenza rappresenta una grossa opportunità soprattutto per i giovani che si avvicinano al mondo del lavoro e in particolare al Sud. Si aprono nuovi scenari anche per ciò che riguarda un possibile ritorno all’agricoltura, ora che la presenza in ufficio non è più una necessità per alcune professioni legate al mondo digitale.

Professioni legate al mondo social e all’intrattenimento online

Se si torna con la mente indietro ad appena dieci anni fa, sarebbe impossibile pensare a delle vere e proprie professioni legate al mondo virtuale. Certo, esisteva già chi sviluppava applicazioni per smartphone, case produttrici di software per giochi di casinò e altri intrattenimenti online, ai quali era, ed è tuttora, possibile avere accesso tramite dispositivi mobili o computer, ma l’evoluzione di questa tendenza ha aperto un nuovo mondo lavorativo, in parte ancora inesplorato. Sono così risultate necessarie alcune figure come il social media manager, professionista capace di creare e far crescere la reputazione virtuale di brand. Così come importanti sono diventate risorse fino a qualche anno fa relegate a soli lavori di interpretazione e traduzione: è questo il caso dei traduttori per piattaforme quali Netflix e Amazon Prime, che si occupano di localizzare dialoghi di serie TV e film, garantendo sottotitoli di qualità in italiano. Anche il mondo del gioco d’azzardo sta vivendo la propria evoluzione, grazie allo streaming infatti, sono tante le piattaforme che offrono veri e propri tavoli da poker virtuali, con croupier in carne e ossa, pronti a garantire la trasparenza e il fascino del gioco, anche in modalità digitale.

Il lavoro di nomade digitale: l’evoluzione del migrante economico

Da sempre l’Italia, ma in particolare il Sud, è terra di migranti economici: dai primi del ‘900 ad oggi le cose non sono cambiate. Al 31 dicembre 2019, come possiamo leggere su La Stampa, quasi 200 mila italiani sono emigrati all’estero in cerca di una posizione lavorativa migliore, tendenza che ha visto dal 2015 al 2019, oltre 500 mila connazionali spostarsi in altre nazioni. Ma anche in questo caso il digitale può rappresentare un cambio radicale in questa dinamica. Eh sì, perché il lavoro erogato in smart working, che dispensa il professionista dalla presenza fisica in ufficio, ha permesso a molti lavoratori nel campo digitale di diventare “nomadi”. Con questo termine si identificano tutti quei professionisti che lavorano e si spostano per diletto e non per necessità, portando le proprie competenze e il proprio lavoro con sé. Piattaforme come Upwork, Fiverr e Freelancer.com sono state create proprio con l’intento di creare un incontro virtuale fra professionisti e aziende, dove le prestazioni sono erogate completamente online.

Digitale e agricoltura: un nuovo scenario

La possibilità di lavorare da casa o da qualsiasi posto ha aperto nuovi scenari per la popolazione mondiale e anche per quella italiana. Non a caso, diversi comuni, in particolare nel sud Italia, hanno lanciato iniziative per ripopolare borghi e paesi. Questo è il caso, ad esempio, di Cianciana in provincia di Agrigento, dove la giunta comunale ha ben pensato di “offrire” case al prezzo simbolico di un euro, dovendo ovviamente garantire alcune condizioni. E ciò è ora possibile anche grazie al mondo digitale: sembra impossibile, ma l’iper connessione in cui ci troviamo a vivere in questo momento, può permettere a tanti professionisti digitali di avvicinarsi o riavvicinarsi al mondo dell’agricoltura e stanno così pian piano nascendo piccole realtà fatte di persone che vivono le proprie giornate divise fra sviluppo di applicazioni, traduzioni e scritture di articoli e irrigazione e coltivazione dei campi e non soltanto come hobby, bensì anche come fonte di sostentamento.
Il 2020, anche in virtù di cause di forza maggiore, ha introdotto un nuovo modo di concepire il mondo del lavoro e con esso l’emigrazione e il concetto di viaggio. Flessibilità, condivisione o in inglese sharing e smart working sono parole entrate ormai di diritto nel gergo del mondo del lavoro del nuovo millennio. L’economia è in piena trasformazione e ciò può rappresentare una grossa opportunità soprattutto per i giovani, i cosiddetti nativi digitali che potrebbero, nel prossimo futuro, realizzare i propri sogni professionali senza necessariamente spostarsi all’estero o in altre città.  Sarà quindi sempre più possibile lavorare per una grande azienda dal proprio borgo o paese natio e c’è già chi ha intrapreso questa strada da tempo.

Dicembre: 2020
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