Piazza della Libertà. Domani sarà presentato il progetto di demolizione e ricostruzione dell’area interessati dai cedimenti. Intanto il Fatto quotidiano, partendo dai problemi verificatisi nel cantiere, attacca De Luca parlando di crepe nel suo sistema. (190912 Giancarlo Frasca)

Il Fatto Quotidiano di oggi con Piazza della Libertà in prima pagina
Il Fatto Quotidiano di oggi con Piazza della Libertà in prima pagina

Salerno come la capitale albanese Tirana ai tempi del dittatore comunista Hoxha. A dirlo il Fatto Quotidiano in edicola oggi. Il giornale di Antonio Padellaro si è affidato ad una delle sue migliori firme, Antonello Caporale, con un richiamo in prima pagina con, in bella vista, una grande foto di Piazza della Libertà che, secondo il quotidiano starebbe addirittura sprofondando. Un attacco che prosegue anche all’interno del giornale secondo il quale i problemi della piazza avrebbero aperto una crepa nel potere deluchiano, definito fascio-comunista.
Secca la replica del primo cittadino del capoluogo, oggi impegnato in una serie di inaugurazioni di asili e scuole medie. “Solo pubblicità gratuita”, per Vincenzo De Luca che si è detto impegnato in cose più importanti. “Mi alzo già con il mal di testa, pensando agli impegni quotidiani per questa citta”.

Per il Fatto Quotidiano ci sarebbe una crepa nel potere, definito fascio-comunista, di De Luca
Per il Fatto Quotidiano ci sarebbe una crepa nel potere, definito fascio-comunista, di De Luca

Intanto, comunque, il Comune di Salerno prosegue sulla sua strada, intenzionato a completare l’opera che, come dichiarato dallo stesso De Luca venerdì scorso, subito dopo la decisione di demoliree ricostruire la parte di pavimentazione che aveva fatto registrare dei cedimenti, resta strategicaper lo sviluppo del terrtiorio. Allo studio un piano più complessivo per assicurare la sicurezza in tutta l’area. Senza dimenticare che da oltre un anno, nel vicino cantiere del Crescent, separato dapiazza della Libertà, è stato avviato un preciso monitoraggio statico e dinamico della zona, compresi i fabbricati più vicini al futuro emiciclo progettato da Bofill, per evidenziare possibili movimenti sospetti o altri problemi. I dati, inviati regolarmente ai condomini interessati ed all’amministrazione, però, sino ad ora non hanno fatto registrare nessun inconveniente, smentendo possibili rischi idrogeologici.
Intanto si attende il progetto di intervento sull’area interessata, circa l’1,5% della superfice della piazza nel settore 2 dell’opera pubblica. Fondazione e pilastri, ricordiamo, sono perfettamente intatti. L’unica cosa che ha ceduto è stata la pavimentazione che si è abbassata di una decina di centimetri in corrispondenza di una quindicina di pilastri, cedendo attorno ai capitelli rimasti integri. (190912 Giancarlo Frasca)

CHI ERA HOXHA

Hoxha e De Luca a confronto in Piazza Amendola a Salerno, in un fotomontaggio
Hoxha e De Luca a confronto in Piazza Amendola a Salerno, in un fotomontaggio

Enver Hoxha (IPA /ɛn’vɛɾ ‘hɔʤa/) (Argirocastro, 16 ottobre 1908 – Tirana, 11 aprile 1985) è stato un politico albanese (Da Wikipedia).
Governò come dittatore l’Albania dalla fine della seconda guerra mondiale fino alla sua morte nel 1985 come primo segretario del Partito del Lavoro d’Albania (partito comunista). Fu anche Primo ministro dell’Albania dal 1944 al 1954 e ministro degli Affari Esteri e della Difesa Popolare dal 1946 al 1953. (…) Sotto la sua guida, il Partito Comunista Albanese prese il potere il 29 novembre del 1944, nonostante i continui attacchi subiti dalle componenti nazionaliste (Balli Kombetar), già vicine alle forze d’occupazione.
Hoxha si dichiarava un marxista-leninista ortodosso, grande ammiratore del dittatore sovietico Stalin. Prese come modello l’Unione Sovietica e irrigidì le relazioni con i suoi vecchi alleati, i comunisti jugoslavi, in seguito alla condanna della loro ideologia, decisa a Mosca nel 1948. Il suo ministro della difesa, Koçi Xoxe (/’kɔʧi ‘ʣɔʣɛ/), fu condannato a morte e giustiziato un anno dopo per attività pro-jugoslave. Nella possibilità di un’invasione da parte dell’Europa Occidentale, dal 1950 Hoxha fece costruire in tutto il paese migliaia di bunker monoposto in cemento, per essere usati come posti di guardia e ricoveri di armi; il loro numero potrebbe essere superiore ai 500.000. La loro costruzione accelera quando nel 1968 esce ufficialmente dal Patto di Varsavia, aumentando il rischio di un attacco straniero. (…) La morte di Mao nel 1976, e la sconfitta della Banda dei quattro nella successiva lotta intestina al partito comunista cinese nel 1977 e 1978 crearono le premesse per l’avvio in Cina di riforme economiche di tipo capitalistico il che portò alla rottura tra Cina e Albania. Quest’ultima si ritirò in un isolamento politico, mentre Hoxha si ergeva a baluardo anti-revisionista criticando sia Mosca che Pechino come potenze “socialimperialiste”.
Nel 1981 Hoxha ordinò l’arresto e l’esecuzione capitale di diversi dirigenti di partito e di governo accusati di corruzione e di attività controrivoluzionaria. Probabilmente per questo motivo il Primo ministro Mehmet Shehu, la seconda figura politica del regime, si suicidò nel dicembre 1981.
In seguito Hoxha si ritirò in gran parte dalla vita pubblica e affidò molti incarichi di governo ad un dirigente più giovane, Ramiz Alia. La morte di Hoxha l’11 aprile 1985 comportò una certa distensione sia interna che in politica estera, sotto la guida del suo successore Ramiz Alia, mentre il potere del partito comunista si indeboliva come in altri paesi nell’Europa dell’Est, giungendo all’abbandono in Albania del regime a partito unico nel 1990, ed alla sconfitta del riformato Partito Socialista nelle elezioni del 1992. Dopo la fine del regime sono stati organizzati processi contro i familiari del Dittatore. Non sono risultati però processi di indebito arricchimento, simili a quelli di altri regimi totalitari. La figura di Hoxha quindi se si configura anche nei suoi aspetti drammatici e persino grotteschi di auto-isolamento antidemocratico non è però quella di un tiranno corrotto o di un satrapo. Rappresenta probabilmente una vicenda esemplare delle luci e delle molte ombre di un governo prettamente ideologico.