In una intervista al Tg1 il Procuratore della Repubblica di Salerno, Raffaele Cantone, ha puntualizzato che le dichiarazioni del 26enne tunisino andranno ora verificate. In pratica da verificare quanto raccontato dall’uomo al PM per arrivare a quello che è il movente della barbara uccisione del giornalista.
Nel carcere di Salerno, dove l’uomo che ha confessato l’omicidio di Luigi Luca Esposito è stato trasferito dopo il suo fermo avvenuto in un casolare abbandonato in località Cioffi di Eboli, è in programma nelle prossime ore l’udienza di convalida del fermo del tunisino, irregolare in Italia dove era giunto nel 2023 (era sbarcato a Lampedusa).
Ridha Rahmouni e Luigi Esposito si conoscevano, così come i Carabinieri hanno appurato in fase di indagine dal traffico telefonico delle utenze dei due sin da giorni antecedenti all’incontro, sembra da fine giugno, con intensificazione tra il 18 e 19 luglio scorsi, giorno in cui è stato poi ritrovato il corpo carbonizzato del giornalista. Ù
Il tunisino ha confessato il delitto. Da una discussone si è arrivati al litigio, Esposito è stato picchiato selvaggiamente (così come evidenziato dalle diverse fratture riscontrate nel corso dell’esame autoptico) poi il suo corpo coperto da materiale plastico e sterpaglie e dato alle fiamme quando il giornalista era ancora vivo.
Al momento del blitz dei Carabinieri nel casolare abbandonato lungo la SS18, in località Cioffi di Eboli, il 26enne tunisino aveva con sé alcuni oggetti di Luigi Luca Esposito, tra questi un telefono cellulare ed una carta di credito. A portare all’identificazione di Ridha Rahmouni un’impronta sull’auto di Esposito, che era chiusa a pochi metri dal luogo in cui il corpo è stato ritrovato dai Vigili del Fuoco. Il tunisino, senza permesso di soggiorno era destinatario di un obbligo di rimpatrio.
I familiari di Esposito, infine, attendono la liberazione della salma del giornalista per la celebrazione dei funerali.





