Doccia gelata per i dipendenti delle Fonderie Pisano. Si è concluso nel peggiore dei modi l’incontro tra gli esponenti delle Fonderie Pisano Salerno e gli Uffici Regionali della Campania che, così come sottolineato dalla Fiom Cgil Salerno, “hanno chiuso ad ulteriori possibilità di confronto comunicando, anche direttamente e in separata sede alle Rappresentanze sindacali, che il progetto in valutazione resta quello dei tre forni elettrici che va valutato nella sua interezza se e quando, ovviamente, verrà riaperta la Conferenza dei Servizi attualmente sospesa dalla stessa Regione Campania”, ha scritto il sindacato ribadendo “che non accetteremo che i lavoratori siano ostaggio di un contenzioso amministrativo prima e giudiziario poi, così come non accettiamo che la politica rimetta solo ed esclusivamente ai passaggi amministrativi il compito da fare delle scelte che richiedono senso di responsabilità nei confronti di tutti, lavoratori e cittadini, di questo territorio. La politica e le Istituzioni devono uscire allo scoperto e dichiarare, assumendosene la responsabilità, realmente come la pensano e fare ogni sforzo per trovare soluzioni”. Alla luce di quanto emerso è stato confermato lo stato di agitazione, nelle prossime ore Filt-Cgil, Rsu e lavoratori stabiliranno un calendario di mobilitazioni “che ripercorrerà le tappe di tutte le Istituzioni coinvolte a partire dalla Presidenza della Regione Campania”.
Presa di posizione anche da parte dell’amministratore delegato della Fonderie Pisano Spa che avevano chiesto di riavviare il processo produttivo con un solo forno elettrico in attesa di una valutazione complessiva del progetto di decarbonizzazione. “Abbiamo trovato un muro; un No aprioristico ed immotivato. Tale soluzione, che contempera tutela della salute e lavoratori, per una ripresa della produzione e del lavoro, in tempi brevi, non ha trovato nessun ascolto, negli interlocutori regionali. Abbiamo richiesto, pertanto, alla Regione di proporci una soluzione alternativa ma, ancora una volta, al di là di burocrazia e formalismi, non è pervenuta alcuna risposta concreta, diretta a garantire la ripresa delle attività in sicurezza ed i livelli occupazionali. Ma tenere fermo l’impianto, senza decidere non protegge nessuno – ha aggiunto Pisano -. A questo punto, l’inevitabile attivazione delle procedure di licenziamento collettivo degli 88 lavoratori di Salerno, per cessata attività, è imputabile solo alla inerzia ed alla inazione regionale, che costringe la Fonderie Pisano, suo malgrado, ad intraprendere tale dolorosa iniziativa”.





