Costa d’Amalfi. Calano le presenze degli americani, si rivedono i giapponesi

Meno americani e più giapponesi in Costa d’Amalfi. Nei mesi estivi canonici, quando cioè i flussi turistici toccano i picchi più alti, le strutture ricettive della Costiera Amalfitana registrano una flessione dell’8-10% rispetto allo steso periodo dello scorso anno. Un territorio che vive di turismo internazionale per il 75%. La politica dei dazi decisa da Trump potrebbe aver sicuramente inciso. Ma per il distretto turistico Costa d’Amalfi, i nuovi mesi di punta diventano settembre e ottobre. Ed il turismo internazionale fa registrare nuovi flussi: dal Brasile e dalla Corea, ad esempio, ma anche dalla Polonia. E tornano i giappnesi. La flessione nei mesi di luglio e agosto non sorprende gli operatori del settore. In parte – dicono – rappresenta un assestamento fisiologico, conseguenza di un triennio post-pandemico caratterizzato da flussi eccezionali, spesso superiori alla capacità di carico effettiva del territorio. Più interessante, come evidenzia il presidente del Distretto Turistico costa d’Amalfi Andrea Ferraioli, è l’analisi della flessione dei turisti americani, pari all’1/1,5%. Per Ferraioli la colpa è di alcuni media, soprattutto dei social, che attaccano sistematicamente la costiera (immaginiamo per ciò che concerne il traffico, la questione del soccorso). Inoltre il cambiamento climatico sta incidendo: i visitatori nord europei stanno evitando luglio ed agosto per le temperature molto alte. E poi l’arrivo simultaneo di navi da crociera a Napoli e Salerno, che indirizzano grosse quantità di gitanti nello stesso momento, acuisce la congestione, pressione sui servizi, percezione di caos. Il messaggio è chiaro, dice Ferraioli: servono politiche coerenti, strumenti di regolazione e una cabina di regia che tenga conto della fragilità del territorio e dell’identità della destinazione. Il futuro della Costa d’Amalfi si gioca sulla qualità, sull’armonia tra pubblico e privato, sulla capacità di proteggere ciò che la rende unica.

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