Salerno, Essentra, dopo l’accordo e la cassa integrazione, i timori per una ricollocazione difficile

Dopo la firma dell’accordo e la definitiva chiusura dello stabilimento di Salerno, restano i dubbi sul futuro degli 83 lavoratori del’Essentra. Oltre alla cassa integrazione straordinaria, infatti, sono previsto percorsi per la ricollocazione che rischiano di restare soltanto sulla carta alla luce dell’attuale situazione economica. (260414 Giancarlo Frasca)

Da tre giorni lo stabilimento dell’Essentra, l’ex Filtrona, nella zona industriale di Salerno è vuoto, definitivamente chiuso, dopo l’accordo siglato, seppur con qualche dissenso iniziale e qualche resistenza, dai sindacati all’Ormel, il settore lavoro della Regione Campania a Napoli. Dopo il lungo presidio attivato allindomani dell’annuncio da parte della proprietà di voler chiudere, da febbraio lo stabilimento che produceva filtri per sigarette, gli 83 diepndenti hanno lasciato i locali dove per anni avevano lavorato, costruendo il loro futuro economico e familiare. Locali che non avevano voluto abbandare neppure a Pasqua e Pasquetta, restando in azienda con moglie e figli. Dal 23 aprile, però, i cancelli sono desolatamente chiusi, in attesa che possa concretizzarsi una eventuale seppur remota riconversione industriale. I lavoratori, se non altro, potranno accedere rapidamente alla casa integrazione straordinaria, che sarà anticipata dall’azienda, evitando le lungaggini burocratiche che a volte costringono anche ad attese di sette mesi con un incentivi all’esodo. L’anno a disposizione, però, non sarà sfruttato a pieno. Già dal 15 dicembre i lavoratori potrebbero andare in mobilità, per due, tre e quattro anni, a secondo dell’età anche per sfruttare eventuali ricollocazioni. proprio su quest’aspetto si concentrano i dubbi maggiori sull’accordo siglato nei giorni scorsi. Oltre alla cassa integrazione, infatti, sono previsti percorsi formativi propedeutici al ritorno al lavoro. Una ricollocazione che, però, alla luce dell’attuale crisi economica ed industriale vissuta in Campania, rischia di restare soltanto una parola scritta sui fogli siglati a Napoli, ed inserita per addolcire quella che resta una chiusura aziendale ed un licenziamento collettivo.

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