Lavoro (de)crescent

di Franco Esposito
Ci sono tre livelli di edificazione, ci viene quasi da dire, del capitolo Crescent. Il primo: a De Luca i vari comitati del no, figli vari ed associazioni hanno sempre rimproverato il mancato dibattuto sull’opportunità di realizzarlo e naturalmente sul progetto; il secondo: i permessi a costruire, oggetto del contenzioso in sede di giustizia amministrativa, il terzo: quello occupazionale. Tre livelli, tre piani di una polemica infinita che ha fatto sorgere fazioni e partiti del no. Tutto legittimo in democrazia, anzi sacrosanto. Come legittimo e sacrosanto è il diritto di un lavoratore a non vedersi bloccato nella propria opera perché, e stavolta non è un modo dire, dall’edificazione dipende il suo salario.
I tempi della giustizia italiana sono quelli che sono e certo sospendere un cantiere a lavori inoltrati è una bella responsabilità. Ci è parso giusto e lo faremo ancora, quindi, dare voce a quelli che del si o del no, del colonnato o della piazza non s’importano molto, ma pensano all’opera da costruire, al salario da portare a casa: ci è parso giusto dare voce e spazio ai lavoratori. Quei lavoratori che ora sperano che i tempi della giustizia non siano ancora troppo lunghi.

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