Bilancio previsionale della Camera di Commercio di Salerno, frattura con gli industriali

L’approvazione del bilancio previsionale 2015 della Camera di Commercio di Salerno, avvenuta ieri, ha provocato una spaccatura all’interno del consiglio camerale. Confindustria, Ance ed Assotutela hanno espresso le perplessità del mondo industriale rispetto ai criteri alla base della redazione del bilancio, decidendo di non partecipare e, di conseguenza, non votare la proposta della Camera.
In una lettera inviata oggi a tutte le aziende associate, è stato lo stesso presidente di Confindustria, Mauro Maccauro, a spiegare i motivi. Per gli industriali, infatti, il bilancio avrebbe dovuto tenere maggiormente conto delle azioni a sostegno delle imprese e della promozione del territorio, con particolare riferimento all’internazionalizzazione, allo sviluppo del sistema turistico ed al credito. Per questo motivo gli industriali hanno deciso di rinunciare alle risorse del Bando Crescita 2015 per destinarle ai contributi alle imprese per la partecipazione alle fiere individuali. Il tutto per puntare sempre più sui mercati esteri, soprattutto in un momento di crisi interna.
A queste critiche ha replicato, sempre questa mattina, il presidente della Camera di Commercio che ha diffuso un’analisi del documento analitico di sintesi e di scenario redatto da Confindustria, Ance Salerno ed Assotutela.
Per Arzano non era possibile comprimere in misura maggiore il budget per la promozione economica, già sceso da 6 milioni 700 mila euro a 2 milioni e 100.
Il presidente dell’ente di Via Roma ha anche ribadito come le spese per il personale siano rimaste sostanzialmente invariate negli ultimi 4 anni e che non ci siano state nuove assunzioni, nonostante un organico già ridotto rispetto alla media del sistema camerale. Salerno, infatti, è penultima nella graduatoria nazionale del numero di addetti ogni 1000 imprese.
Nonostante i tagli ai diritti camerali, decisi dal Governo, comunque, sempre secondo Arzano, la Camera di Commercio di Salerno sarebbe riuscita a realizzare interventi economici, al pari di altri 37 enti mentre altre 67 camere hanno provveduto esclusivamente a coprire gli oneri di struttura. Una problematica dovuta all’obbligo di erogare servizi delegati dallo Stato. (231214)

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