1 milione per il museo del Teatro Verdi di Salerno

Un museo nei sotterranei del Teatro Verdi di Salerno per ripercorrere la storia della realizzazione del Massimo e, poi, per testimoniarne l’attività culturale prima e dopo la chiusura nel post terremoto. L’intervento sarà finanziato grazie all’inserimento della struttura nel piano strategico grandi progetti beni culturali. (070815)

Un milione di euro per per riqualificazione della struttura e per realizzare un museo. E’ quanto prevede il Piano strategico Grandi Progetti Beni Culturali per il Teatro Verdi di Salerno. Il via libera ieri da parte della Conferenza Unificata Stato Regioni che ha espresso parere favorevole all’inserimento del massimo cittadino, oltre che del Teatro Trianon di Napoli nell’elenco di interventi, ritenendo i relativi progetti di significativa attenzione.
A comunicarlo la Regione Campania che ha precisato che per il Teatro Trianon della città di Napoli è previsto un progetto di riqualificazione e rilancio, con annesso museo della canzone napoletana per un importo di 1 milione e 200 mila euro.
“Una decisione importante – ha commentato il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca – che permette di recuperare risorse decisive per la rinascita del Trianon e l’ulteriore valorizzazione del Teatro Verdi”. Arte e cultura secondo il governatore sono strumenti fondamentali per la promozione del territorio, la crescita civile delle comunità, la tutela del patrimonio artistico, la creazione di posti di lavoro e la valorizzazione dei talenti artistici del territorio.
Una notizia importante per il teatro Verdi, riaperto nel 1997 dopo una chiusura di 17 anni per lavori di ristrutturazione dallo stesso De Luca che ha sempre puntato sul massimo cittadino.
L’idea è quella di realizzare una sorta di museo della città, forse in ambienti ricavati nei sotterranei. Spazi per riscoprire la memoria del capoluogo nel periodo dall’Unità d’Italia ad oggi, in particolare nei progetti che portarono alla realizzazione del Teatro Verdi, dai progetti dell’ingegnere Antonino D’Amora e dell’architetto Giuseppe Manichini ai bozzetti delle decorazioni di Gaetano D’Agostino, al sipario di Domenico Morelli alle sculture. E, poi, ovviamente, spazio alle locandine, i programmi di sala fino ad arrivare ai giorni nostri con costumi e scenografie.

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